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Innanzitutto devo dire che ho trovato molto interessante l’articolo sulla folksonomia e non immaginavo esistesse addirittura un termine per descrivere questa categorizzazione di informazioni. Dovevo aspettarmelo comunque: ormai qualunque cosa deve essere in qualche modo indicizzata per apparire comprensibile (a volte esagerando) ed altrettanto ovviamente i nuovi vocaboli diventano sempre più “inglesi” anche nella loro traduzione.
Detto questo, la “storia” del tentativo di catalogare le informazioni su internet per un certo verso sottolinea come la genialità, l’apprendimento, l’efficacia, molte volte risiede più nel caos che nell’ordine rigoroso.
Yahoo, molto diligentemente e in maniera accademica, ha cercato di catalogare tutto in base a precisi criteri. L’intento era buono, ma forse non davvero efficace come si potrebbe pensare. Questo modo di agire è molto limitante ed anche soggettivo a volte, e non è risultatorisolutivo. In un certo senso è come cercare di studiare la lingua italiana da un vocabolario: nonostante l’ordine alfabetico permetta di ricercare vocaboli in fretta, sicuramente l’esperienza nell’uso di una frase permette di imparare più velocemente ed in maniera migliore più parole nonostante non comincino tutte con la “A”. Il nostro cervello necessita di fare collegamenti, confronti, balzare da un argomento ad un altro rapidamente. Un buon studio dovrebbe permettere associazioni rapide e logiche e non il caro “ripetere a pappagallo” molto citato dai professori!
Google ha capito che l’ordine rigoroso non è funzionale ed ha lasciato che il caos proliferasse per poi ordinarlo! Geniale no? Anche perché il tipo di ricerca è cambiato: non si cercano solo parole, concetti, definizioni (alle quali una semplice enciclopedia può rispondere) ma bensì pareri, consigli, confronti con altri utenti della rete. Ecco quindi che Google ha saputo ideare e sfruttare bene questo modo di agire.
Anche la mia vita predilige un po’ il caos. Esempi? Sulla mia scrivania vige la legge del caos ordinato: se mia madre mette in ordine non riconosco più niente e son costretto a ricreare il caos! XD
P.S. professore spero ci mostri presto una foto della macchina trova-marmellate! La sua esistenza era per e un vero mistero fino a poco fa! XD
Ma la "guerra" con Google non si è limitata alla semplice censura. Si parla infatti di pesanti intromissioni di hacker cinesi che hanno tentato vari attacchi informatici ai suoni danni. Il coinvolgimento, anche se indiretto, del governo di Pechino pare essere più di una semplice ipotesi. Tra le vittime degli hacker emergono infatti diversi attivisti di diritti umani cinesi (dei quali sono state aperte le caselle di posta elettronica), oltre a grandi multinazionali, molte delle quali statunitensi.
Sostenendo che gli attacchi provenivano dalla Cina, la società americana aveva minacciato in un primo tempo di smettere di usare i “filtri” richiesti dalla censura cinese oltre a voler chiudere il suo sito web in cinese se non fosse stata messa in grado di garantire la sicurezza ai suoi clienti.
L’ultimatum era stato lanciato il 12 gennaio scorso.
La società ha fatto però un passo indietro e potrebbe continuare a lavorare con il suo centro di ricerca e di sviluppo, gli uffici pubblicitari e le attività di telefonia mobile e di browser. Alcuni servizi web di Google potrebbero sopravvivere, come ad esempio le attività di ricerca di musica e la versione cinese del popolarissimo Google Answers.
Di sicuro i rapporti Cina - USA si fanno sempre più tesi (il 21 gennaio il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton si pronuncia sulla libertà della Rete. Segnala il solidificarsi di una preoccupante «cortina» sulla libertà in Internet. La replica di Pechino è immediata: l’intervento della Clinton è «Dannoso». Mette addirittura «a rischio i rapporti fra Stati Uniti e Cina»).
Possibile che nel 2010 si debba ancora parlare di censura e di violazione di diritti umani?....
